Il primo prototipo Supercar di Samsung
Questa vettura fu disegnata da Giorgetto Giugiaro, ispirandosi a linee eleganti e aerodinamiche tipiche delle sportive europee dell'epoca.
Per l'epoca, questa vettura era un concentrato di futuro. Presentava una console centrale orientata verso il guidatore con strumentazione in parte digitale e comandi futuristici. Samsung integrò un sofisticato sistema audio e uno dei primi accenni di sistema multimediale con schermo, pensato per mostrare le capacità del brand nel settore dell'infotainment.
| Lee Kun-Hee |
Presentata al Salone di Seul del 1997, la SSC-1 (Sports Car-1) rappresenta il sogno di Samsung di entrare nel mercato delle auto ad alte prestazioni.
Una mossa che non fu un semplice capriccio, ma una decisione strategica guidata dalla visione del suo storico presidente, Lee Kun-Hee, un grandissimo appassionato di motori.
| Motore della Samsung SSC-1 |
Si trattava di una coupé a motore centrale con un propulsore V6 da 2.5 litri di derivazione Nissan.
Il design della carrozzeria, realizzata in fibra di vetro per contenere i pesi, venne affidato alla Italdesign. L'estetica era un tributo alle grandi supercar europee dell'epoca.
La silhouette era slanciata, bassa e con un profilo a cuneo. Vista di lato, ricordava moltissimo le linee della francese Venturi Atlantique 300 o della Ferrari F355.
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| Frontale della SSC-1 |
Il frontale, pulito e affusolato, dominato dai celebri fari della Nissan 300ZX (Z32). Questi gruppi ottici erano così moderni e aerodinamici che persino la Lamborghini li utilizzò nello stesso periodo per la Diablo Restyling.
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| Posteriore della SSC-1 |
Il posteriore era a coda tronca, con fari avvolgenti e prese d'aria laterali generose per raffreddare il V6 centrale. I cerchi in lega a cinque razze avevano un disegno massiccio molto simile a quelli della Bugatti EB110.
La distribuzione dei pesi era ottimizzata dal posizionamento centrale del motore, rendendola una sportiva pura, molto simile nel comportamento a una Lotus o a una Ferrari dell'epoca.
È affascinante notare che, con soli 190 CV, oggi sembrerebbe quasi una "sportiva d'ingresso", ma grazie al peso contenuto e al motore V6 aspirato, all'epoca era considerata una potenziale rivale per auto come la Porsche Boxster o la Toyota MR2.
| Interni della SSC-1 |
Per quanto riguarda gli interni, trattandosi di un'auto creata dal re dell'elettronica, l'abitacolo doveva impressionare. Chi ha avuto la rara fortuna di sedersi dentro il prototipo descrive un ambiente sospeso nel tempo.
Un trionfo di pelle totale (dal profumo intensissimo, tipico delle auto di lusso artigianali) rivestiva interamente i sedili sportivi avvolgenti, i pannelli porta e il cruscotto.
| Interni della SSC-1 |
L'impostazione di guida aveva una seduta rasoterra, volante sportivo a tre razze e una visibilità anteriore eccellente grazie all'ampio parabrezza panoramico, mentre quella posteriore era sacrificata per via del cofano motore.
C’è un mistero che avvolge ancora oggi un dettaglio.
Al debutto nel 1997 a Seul fu mostrato un modello di colore giallo acceso.
Negli anni successivi comparve una versione argento.
Non è chiaro se si trattasse della stessa vettura riverniciata o se Samsung avesse costruito due (o secondo alcune fonti, fino a cinque) prototipi destinati ai test su strada prima che il progetto venisse definitivamente cancellato. Oggi, l'esemplare superstite (verniciato in argento) riposa nel Museo di Busan, emanando ancora quel fascino di un futuro che non è mai arrivato.
Per quanto riguarda la scheda tecnica, bisogna tenere in considerazione che la Samsung SSC-1 è rimasta allo stadio di prototipo marciante (concept), quindi i dati tecnici ufficiali si riferiscono alla versione presentata tra il 1997 e il 1999.
Motore e Prestazioni
Tipo di motore: V6 a 60°, 24 valvole (Nissan VQ25DE)
Posizione: Centrale posteriore, trasversale
Cilindrata: 2.495 cm^3
Alesaggio x Corsa: 85,0 \times 73,3 mm
Rapporto di compressione: 10,0:1
Potenza massima: 190 CV (140 kW) a 6.400 giri/min
Coppia massima: 236 Nm a 4.400 giri/min
Trazione: Posteriore (RWD)
Velocità massima: Circa 230 km/h
Trasmissione e Telaio
Cambio: Manuale a 5 rapporti
Telaio: Struttura in acciaio con pannelli carrozzeria in fibra di vetro o materiali compositi
Sospensioni: Indipendenti su tutte e quattro le ruote, a doppio braccio oscillante (schema derivato dalle competizioni)
Freni: A disco autoventilanti su tutte le ruote (Impianto Brembo)
Pneumatici: Anteriori 235/45 ZR17 | Posteriori 255/40 ZR18
Dimensioni e Peso
Lunghezza: 4.410 mm
Larghezza: 1.915 mm
Altezza: 1.220 mm
Passo: 2.550 mm
Peso a vuoto: Circa 1.100 - 1.200 kg
Come abbiamo già visto in precedenza, Samsung voleva entrare nel mercato delle auto. Già negli anni '90, Lee aveva intuito una cosa che oggi diamo per scontata: il futuro dell'auto sarebbe stato dominato dall'elettronica.
Samsung produceva già chip, schermi, sensori e batterie. L'idea era semplice: "Se produciamo già tutti i componenti tecnologici, perché non costruire l'intero contenitore?". Volevano dimostrare che una macchina poteva essere il gadget tecnologico definitivo.
In quel periodo, i grandi gruppi coreani (chiamati Chaebol) come Hyundai e Daewoo erano presenti in ogni settore: dalle costruzioni alle navi, dalle auto ai microchip. Samsung dominava l'elettronica, ma Lee sentiva che per garantire la sopravvivenza del gruppo a lungo termine fosse necessario entrare in un mercato pesante e ad alto volume come quello automobilistico.
Possedere un marchio automobilistico era (ed è tuttora) un simbolo di status industriale. Samsung voleva superare la rivale Hyundai. L'obiettivo non era solo fare auto, ma fare le migliori auto della Corea, con standard qualitativi superiori, utilizzando la SSC-1 come "biglietto da visita" per mostrare le proprie capacità ingegneristiche.
Samsung sapeva di non avere l'esperienza meccanica necessaria per partire da zero. Per questo strinse una forte partnership con Nissan. Questo accordo permetteva a Samsung di accedere a telai e motori collaudati (come quelli della Nissan Maxima per la loro prima berlina, la SM5), accorciando drasticamente i tempi di sviluppo.
È stato uno dei pochi "fallimenti" storici di Samsung, ma non per colpa del prodotto.
Spesero circa 5 miliardi di dollari per costruire una fabbrica ultra-moderna a Busan.
Purtroppo, nel 1997 arrivò una crisi finanziaria, proprio quando iniziarono le vendite della prima auto (la SM5). I debiti diventarono insostenibili.
Il governo coreano spinse Samsung a uscire dal settore per evitare il collasso totale del gruppo. Alla fine, vendettero il 70% della divisione a Renault nel 2000.
Oggi Samsung ha cambiato strategia, invece di costruire l'auto intera, ha comprato Harman (che possiede marchi come JBL e Harman Kardon) e fornisce chip e batterie a quasi tutti i produttori di auto elettriche. In un certo senso, Lee Kun-hee aveva ragione: l'auto è diventata un computer su ruote.
Quasi sicuramente se non ci fosse stata la crisi economica, oggi avremmo avuto la possibilità di guidare delle auto Samsung. Chissà se un giorno Samsung vorrà ritentare nel mondo delle auto.

